Memoria?

Bosanska Krajina Il 27 gennaio è il giorno della “memoria”. Quale?
Chi ricorda? Cosa?
La generazione che assisté all’orrore ne fu segnata, indelebilmente, ma il sentimento dominante non fu il disgusto, la repulsione, o l’odio.
Fu la vergogna.
La consapevolezza di aver lasciato, anche in minima parte, anche nella totale impotenza di persone comuni, anche nei piccoli gesti eroici che salvarono vicini o sconosciuti, che accadesse una vergogna che macchiò indelebilmente l’intero genere umano.
I tedeschi che videro una minoranza forsennata impossessarsi del loro nome e del loro paese, e poi dell’Europa, prima aggrappandosi alla speranza sempre più esile che prima o poi si sarebbero fermati, e poi abdicando alle ragioni dei nuovi padroni, “è per il bene superiore”, “qualcosa devono pur aver fatto”, si accontentarono che non toccasse a loro, dei piccoli vantaggi, delle parate luccicanti, delle versioni ufficiali.
E oggi che le insegne dei lager vengono rubate o esibite come souvenir, che continui pogrom e “notti dei cristalli” (che nome epico da dare ad una notte di furti e rapine organizzate da bande di strada!) macchiano per sempre quello che era un paese di emigranti, e anche nei suoi momenti più oscuri non perse l’umanità, le scolaresche vanno in gita nei campi della vergogna, le bustine di zucchero riportano barzellette, e gli Streicher nostrani avvelenano gli animi, e si affannano a trovare giustificazioni moraliste per chi semina odio e fomenta l’ignavia. Non resta molto per superare la barriera del tempo e della storiografia.
Ma chi voglia farlo, può percorrere la strada che da Bosanski Brod porta a Banja Luka.
Un giorno, dopo anni di “innocua” e ridicola propaganda televisiva, una minoranza invasata si è appropriata del nome di una cultura e di un popolo minacciato nella sua identità, ha usato ferite ancora aperte per giustificare quelli che erano i vicini invidiosi, i dipendenti scontenti, i padroni di casa antipatici, li ha armati, e li ha invitati a sterminare, stuprare, uccidere, espellere quelli che non gli piacevano perché di una “razza” diversa, e quindi ostile.
Le case degli sconfitti sono ancora lì, saccheggiate, smontate, marchiate e poi bruciate, e i campi incolti, ancora seminati di mine.
La Giornata della Memoria non mi fa pensare ai campi, agli stabilimenti industriali della degradazione e dello sterminio che ne furono l’ultima fase. Mi fa pensare all’inizio, a quando nessuno di quelli che si chiudevano dentro e si tappavano le orecchie avrebbe potuto immaginare fin dove si sarebbe arrivati. E che è successo ancora, e che riconoscere i sintomi debba servire a non farlo accadere mai più.

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Un altro anno: screensaver 2009

Immagini dallo screensaver DIGISEA 2009 Questo 2009 è stato un anno intenso e interlocutorio, difficile ed entusiasmante. Tra un passaggio ed una festa, abbiamo continuato a seguire storie di barche e di presepi, ricordato vecchi racconti e scoperto nuovi misteri , ascoltato grida d’aiuto e canti tradizionali, scoperto la storia di relitti recenti e navi antiche. Cercando il significato di antiche rovine e di moderne passioni, abbiamo avuto soddisfazioni inaspettate da altri cercatori di storie e da custodi della Storia. Ci siamo affacciati ad altre finestre e trovato nuovi modi di presentarci, e ancora una volta guardiamo al passato per trovare la strada verso un futuro migliore.

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Storie di presepi

Storie di presepiIl Natale è una festa così radicata nell’immaginario di ognuno, da ispirare una vera e propria mitologia. E’ forse la prima festa che si impara a celebrare da bambini, prima e più del compleanno, accompagnata da rituali luccicanti e immutabili, e da misteri che i più piccoli, come non iniziati, non possono comprendere. L’uomo del presepe, il capofamiglia o lo zio abile che inventa soluzioni per la città in miniatura, ha un fascino che continua a colpire anche dopo che i “misteri” del natale si rivelano posticci. La tradizione del Presepe Napoletano, poi, col suo retaggio di Sovrani mai dimenticati e presepi degni del palazzo di un re, affascina da secoli senza perdere vigore, anzi, attraendo sempre più interesse con la riscoperta delle radici.
La figura di un moderno Maestro di arte presepiale è al centro di Storie in video, immagini e un racconto.

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… e buon Natale a tutti!

Buon Natale!

… e se la celebrazione dell’allegria compulsiva serve a restare in contatto con i vecchi amici, a rinsaldare le amicizie, a salutare i parenti e rendere felici i bambini, allora anche questo Natale avrà avuto il suo significato. Auguri a tutti!

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“… lo scopo non è trovare soggetti diversi, ma trovare soggetti che rendano diverso il fotografo…”

COSA facciamo
Un riassunto di quello che abbiamo fatto o che ci piace fare: temi e obiettivi delle nostre storie, foto o video.

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“… con un piccolo aiuto dai miei amici…”

CHI siamo
… e gli amici che compongono DIGISEA. Quelli che hanno partecipato a vere e proprie avventure, quelli che hanno seguito lealmente ogni lavoro e ogni difficoltà, chi ha lavorato e chi si è divertito: la prossima volta sarà ancora meglio!

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“… dei sogni, che porta con sè dal mare infinito…”

CHI sono
Una nuova presentazione della mia biografia, in 15 immagini…

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“…navigando sul mare colore del vino, verso genti straniere…”

dove siamo stati
Una nuova presentazione dei posti e paesi visitati, fotografati o descritti sui siti DIGISEA.

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Viaggio nella Storia

Orizzonti e StoriaAd ogni tesoro dal passato, dissepolto o restituito dal mare, il primo pensiero è sempre una domanda: perchè?

Perchè ricompare adesso, perchè viene notato da un passante o un contadino, e non dai ricercatori più tenaci, cos’era, cosa ha significato per persone come noi di cui non resta neanche il ricordo?

E soprattutto, perchè viene considerato prezioso?

Perchè è “bello”? Ma oggetti di uso comune, o addirittura scritture, oggi vengono considerati  espressioni artistiche. La domanda si sposta di un rigo, ma non riceve risposta. O perchè “La Storia è Maestra di Vita?” Se questa non fosse solo una delle illusioni di Cicerone, allora in quasi 5000 anni di Storia registrata saremmo stati dei miseri studiosi…

Ma forse la risposta è nei frammenti di marmo, di città, di vita comune: perché ciascuno è un frammento di puzzle, che ci aiuta a capire come eravamo, e soprattutto perché siamo diventati così.

E’ impossibile capire Picasso senza vedere Van Gogh, non si può comprendere la geografia della Francia senza conoscere Napoleone, ed è difficile immaginare il pensiero di Napoleone senza Cesare, o Annibale, o Alessandro.

Guardiamo indietro perché non vediamo avanti: la paura di chiudere gli occhi e addormentarsi senza sapere cosa ci sarà dopo il buio, che fa desiderare una storia, “di tanto tempo fa”, che ci permetta di sognare il futuro come la continuazione del passato.

Ogni Storia, ogni frammento del passato, è un tesoro, perchè è un frammento di noi stessi, e una proiezione nel presente di chi è passato prima di noi.

Come sempre, la vera risposta è dentro di noi.

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CHO

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La tradizione artigianale italiana, quando unita alla moderna passione per i motori e la competizione, ha prodotto pagine leggendarie nella storia degli sport motoristici. In un’era industriale di produzione di massa, ritagliarsi degli spazi personali di creatività e ingegno era una esigenza quasi naturale per chi aveva la fantasia di un’idea e la capacità manuale di realizzarla.

Oggi un ragazzo chiuso in un garage che lavora su una vecchia moto per prepararla alle gare è un’immagine classica del mondo dei motori.

E le gare Supermoto hanno offerto spazio e soddisfazione a migliaia di appassionati che non si sarebbero accontentati di assistere come spettatori alle imprese di campioni di grandi case con immensi budget.

CHO era uno di quei ragazzi chiusi nei garage, che ne uscivano solo per andare a sgomitare su piste in località remote, tirandosi dietro le moto da corsa su carrelli sgangherati.

Ma quando alla passione e alla fantasia si sono aggiunti competenza ed esperienza, e le modifiche alle moto di serie sono state fatte con parti di prima qualità, a volte disegnate e realizzate ad hoc, il vecchio garage è diventato un laboratorio, e l’appassionato un professionista che realizza pezzi unici richiesti da mezza Europa.

E come sempre, quando i giganti diventano troppo grossi per essere alla portata della gente comune, nel sottobosco ha messo radici ed è cresciuta una nuova impresa, realizzata da una singola persona con le idee e la volontà di realizzare una cosa bella, una moto da corsa su misura per le proprie emozioni.

Il mito degli artigiani dei motori si ripete.

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La Tomba Perduta

La Tomba PerdutaLa Storia segue strani percorsi, e si lascia dietro angoli bui.

La costruzione di una strada, un cambiamento di gusti o di mode, una diversa convenienza economica determinano l’abbandono di usanze, e anche luoghi, che erano sembrati immutabili.

In uno di questi angoli morti della Storia, ormai nascosto e irraggiungibile, un cunicolo quasi invisibile scavato nella roccia tufacea, reca l’inconfondibile marchio di una sepoltura.

Un marchio comune nelle cave di un tempo, dove uomini e ragazzi svolgevano un lavoro durissimo e pericoloso, e gli incidenti mortali venivano ricordati con date e croci incise nella roccia.

Ma stavolta è diverso: il cunicolo, troppo piccolo per essere una cava, conduce ad una camera sotterranea, coperta di terra.

I documenti scritti non ne parlano. Quelli che potevano averne memoria, non ci sono più. Nessuno passa più di là, ammesso che sia possibile.

Forse il cunicolo conteneva una fossa comune, come quelle delle vittime della peste, forse era una sepoltura temporanea, o forse fu abbandonata con l’istituzione dei cimiteri. Non lo sappiamo ancora. Ma le ricerche continuano.

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Il gabbiano pescatore

Un gabbiano còrsoUna colonia di 12 gabbiani còrsi (Ichthyaetus audouinii) si è stabilita in Penisola Sorrentina, nel territorio dell’ Area Marina Protetta “Punta Campanella”.

Che io sappia, è l’unica colonia di questi timidi uccelli marini in Campania.

Il gabbiano còrso, dal caratteristico becco rosso e le zampe verdastre, è praticamente l’unico dei gabbiani che si cibi esclusivamente di pesce, pescandolo con i proprio mezzi e non sottraendolo opportunisticamente ad altri predatori.

Il fatto che una specie così rara e particolare si sia adattata ai rumori, al traffico di barche, all’antropizzazione e riesca a nidificare e a pescare, in un momento così triste per il nostro mare, è un bel segnale di speranza, e di incoraggiamento.

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Foto per l’Hong Kong Maritime Museum

Le foto di Mast'Antonio Cafiero all'Hong Kong Maritime MuseumDue foto della “Storia di una Barca”, del Maestro d’ascia Antonio Cafiero all’opera, sono state richieste dall’Hong Kong Maritime Museum, per un pieghevole descrittivo della “cassa da carpentiere” esposta al museo.
In un tempo in cui il lavoro del maestro d’ascia, del carpentiere di bordo, e delle barche in legno è visibile soprattutto nei musei, anche lontani, è una grande soddisfazione, e un immenso motivo d’orgoglio descriverli.

Grazie ai curatori del Museo Marittimo di Hong Kong per l’attenzione dimostrata, e la gentilezza nel richiedere le foto.

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Le notti dell’Averno

Echi FlegreiAll’interno di un cratere, un lago vulcanico nascondeva il passaggio nell’Ade, il Regno dei Morti, il Mondo di sotto.

I bordi del cratere, straordinariamente fertili, sono ancora coperti di antichi vigneti, mai toccati da malattie o cambiamenti moderni.

Quando sul lago d’Averno scende la notte, può capitare che strane figure emergano dall’ombra di un vigneto, e prendano forma alla luce di un fuoco, le teste cinte di tralci di vite.

E se la fiamma si alza, si alza anche una musica arcaica, ipnotica, i movimenti delle fiamme si confondono con quelli delle figure danzanti, e la musica popolare, eterna, nel tempo e nel mondo, modulata dai ritmi dei lavori della terra, delle stagioni, dalla gioia e dal sollievo degli uomini e delle donne, risuona ancora una volta sotto i vigneti. La musica degli “Echi Flegrei”…

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“Kybele”: da Phokaya a Massalia

Quando sembrava che il mondo fosse stato quasi tutto esplorato, gli uomini di scienza e avventurieri si affannarono a cercare gli ultimi angoli nascosti del globo, dopodichè lasciarono la ricerca di avventura a cineasti e romanzieri.

Ma poi uomini come Thor Heyerdahl usarono sè stessi come laboratorio, e le tradizioni scritte e orali per studiare la Storia, ed esplorare il pianeta non più negli spazi, ma nel tempo.

Mentre uomini venivano spediti sulla Luna, altri uomini sudavano per capire, e provare, quali strade erano state percorse, e imparare a percorrerne di nuove.

L’Associazione, anzi il “Gruppo di Ricerca 360°” di Izmir, in Turchia, ha studiato gli antichi Greci della Frigia, e dopo averne ricostruito una nave, sta rivivendo il viaggio dei coloni Focesi che nel 600 a.C. andarono a fondare Massalia, l’odierna Marsiglia, per incuneare tra Etruschi e Cartaginesi una base per il commercio dello stagno e dei minerali provenienti dal nord Europa.

Figlia degli studi, della fantasia e delle mani del professor Osman Erkurt, “Kybele” risalirà fiumi e canali fino a Parigi, per poi tornare al mar Nero e alla Turchia lungo il Danubio, con 20 studenti di archeologia ai remi. Passati gli scogli delle Sirene a Positano e l’Athenaion a Punta Campanella, visitato il porto di Baia e l’antro della Sibilla a Cuma, “Kybele” ha sostato presso il Monte di Circe, e ora è alla foce del Tevere, al porto di Roma, prima di proseguire verso Marsiglia.

Ancora una volta, l’avventura segue le orme della Storia.

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“Krèsios”

Giuseppe Iannotti, chèf patron di KrèsiosEssere chef di un ristorante tipico è una duplice sfida: oltre a saper creare un’atmosfera ospitale e particolare con la propria cucina, questa deve valorizzare i prodotti che rendono unica la terra che rappresenta.

Nella Valle che dalla pianura di Capua si incunea verso l’Appennino, dai tempi dei Sanniti si producono vini come l’Aglianico, la Falanghina e il Solopaca. L’allevamento ha conservato razze di animali che altrove sono state dimenticate, e le campagne sono ancora lo scenario di un’agricoltura che non sembra un’industria.

Giuseppe Iannotti, giovane chef campano, ha bruciato tutte le tappe e il suo “Krèsios”, nel cuore della Valle Telesina, è diventato un ritrovo per i più appassionati cercatori di gusti tradizionali. Come l’appellativo del dio del Vino, Dionysos Krèsios, il suo nome evoca piaceri enogastronomici che pochi sanno apprezzare, ma che tutti riconoscono.

Le sue fantasiose ricette di cucina mediterranea offrono una panoramica di prodotti tipici che rappresentano la personalità della sua terra, della sua cucina e della sua passione per i sapori migliori.

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Il grido delle tartarughe

Il grido delle tartarughe

Il mare e le sue creature sono, stando a quello che si dice, tra gli elementi più amati e sognati da tutti.

Le tartarughe marine colpiscono l’immaginario collettivo come gli orsi di peluche: tutti le amano, desiderano vederle, accarezzarle, nuotare con loro, solo i cetacei sono più in alto nella classifica dell’affetto verso gli animali marini.

Eppure, pochi animali sono più minacciati e perseguitati delle tartarughe, e la beffa è che la persecuzione non è volontaria, come quella degli “squali”, ma indiretta.

Ami destinati a tonni e pesci pregiati, reti a strascico, derivanti o da posta, sacchetti di plastica, eliche, infezioni dovute a scarichi inquinanti fanno strage dei rettili più amati del mondo.

La professionalità e l’assiduità dei centri dove chirurghi e biologi operano gli animali feriti non sarebbe sufficiente a salvare quelle poche tartarughe ritrovate ancora vive, se non ci fosse la collaborazione dei pescatori, dei diportisti, dei semplici bagnanti, e dei volontari che raccolgono gli esemplari e li trasportano ai centri di recupero.

La rete Tartanet è costituita da volontari che si incaricano di sensibilizzare la gente del posto, cominciando dalle scuole e dalla gente di mare, oltre che di collaborare nel modo migliore con i centri specializzati come la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli .

Un centro Tartanet è a Massa Lubrense, ospite dell’”Area Marina Protetta ‘Punta Campanella’ “, chi ha la “fortuna” di trovare una tartaruga marina in difficoltà può fare qualcosa, chiamando i numeri 3349915046 o il numero verde nazionale 800904841

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“Thalassa”

Thalassa ad AlimuriQuando cominciò la Storia di una barca, la scommessa fu di non limitarsi a fotografare un artigiano al lavoro come in altri tempi, ma di “pubblicizzare”, nel senso di “rendere pubblica”, l’intera storia della nascita di una barca in legno.

Molti fotografi si appassionano alle barche classiche, e i circuiti di regata e di restauro hanno assunto aspetti frenetici, a volte francamente sconcertanti.

E’ bello vedere equipaggi gareggiare e sfidarsi su barche storiche, restaurate nei minimi dettagli, ma fa un po’ impressione vederli in foto “artisticamente” ritocccate per sembrare foto d’epoca. Oppure, come in tante foto di cantieri, vedere artigiani che “lavorano” in posa con strumenti d’antiquariato.

Quando ho cominciato a fotografare e filmare la costruzione del gozzo “Santa Maria del Lauro”, invece, volevo soprattutto raccontare una storia: scoprire perchè un ragazzo di Meta, figlio di carpentieri, abbia sempre lavorato solo su barche in legno, e improvvisamente, quasi suo malgrado, decida di ricostruire la barca del nonno di suo padre. Divulgare le immagini e le difficoltà di quella che è diventata una ricerca di tecniche e metodologie mai sorpassate, ma tornate prepotentemente di moda proprio con i restauri di barche classiche, è stato possibile grazie alla passione di Michele Cafiero,  alla maestrìa di suo padre e ai mezzi offerti dal web e dalla fotografia digitale.

La storia si è rivelata così avvincente che anche “Thalassa”, la storica trasmissione di mare di TeleFrance3, ha deciso di raccontarla. Come le storie di mare di un tempo, riprese mille volte di porto in porto, sminuite o esagerate di taverna in taverna, la storia di Antonio e Michele Cafiero, e del gozzo a vela latina “Santa Maria del Lauro”, si diffonde sul mare.

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Passaggio e Pasqua

Ancora una volta è Pasqua: una festa dal significato spirituale talmente alto, da essere più grande della festa stessa.

I rituali di passaggio, di morte e resurrezione, metafore di vita e di stagioni, sono sfuggiti da tempo ai significati religiosi.

I funerali simbolici delle confraternite attirano ancora fedeli e profani,ma il passaggio dalla condanna della morte alla speranza della salvezza sembra un’immagine sfocata, come un’impronta calpestata troppe volte.

E allora, se Natale è la festa degli affetti e dei regali, la celebrazione del giorno più corto dell’anno stringendosi ai propri cari all’inizio dell’Inverno, Pasqua è la festa della prima luna di primavera, delle cerimonie all’aperto, degli auguri in piazza.

E la festa, come sempre in quella che fu la Magna Graecia, continua a tavola, con tradizioni dolciarie e culinarie immutabili e simboliche come i rituali religiosi.

Qualsiasi cosa voglia dire, buona pasqua a tutti!

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