Il libro di un amicoLa storia della Marineria a vela, delle navi alte come cattedrali che manovravano spinte dal vento, e delle imprese che dovevano aver compiuto al di là dell’orizzonte, ispira ancora desiderio di avventura.

L’avventura di un figlio di armatori, ormai ingegnere, negli anni ‘60, fu quella di rintracciare e conservare le reliquie di un’epoca che sfumava in mito, e di non limitarsi a collezionarle, ma studiarle, e farne un “museo” privato. In tanti siamo passati da quel “museo”, approfittando dell’ingegnere Mario Maresca e della sua disponibilità a raccontare come funzionavano quelle imprese familiari che erano le famiglie armatrici di Meta e Piano di Sorrento. Incrociavamo gli sguardi di polene che avevano visto tempeste e balene, toccavamo con le nostre mani frammenti di vele stracciate, a volte scoprivamo sorpresi nomi e cimeli appartenuti ai nostri stessi antenati. L’ingegnere, anzi “Mario”, come potevamo chiamarlo, anche quando descriveva i particolari più aridi  ci trasmetteva lo spirito romantico che emanava dai nomi di bastimenti affondati o demoliti un secolo prima. Anche Mario Maresca è andato oltre l’orizzonte, e l’assenza di un maestro e un amico perduto non smette mai di far male. A me resta l’orgoglio di essere riuscito ad inviargli una cartolina dalla nave a vela del XXI secolo dove ero imbarcato,  a noi tutti resta il suo “museo”.

Oggi Massimo Maresca, suo figlio, è riuscito a trasformare il “museo” in un Museo, il “Museo Navale Mario Maresca”, dedicandovi l’attenzione e la pazienza dello studioso,  completando e arricchendo la collezione con i dati ricavati dall’archivio cartaceo, affiancandola con un vero e proprio nucleo di studiosi che coordina le ricerche e continua a raccogliere e studiare materiale.

Il risultato, o forse un nuovo  inizio, è un delizioso volume, “non un catalogo” ma una presentazione del “Museo Navale”, edito da Nicola Longobardi Editore, che racconta l’avventura di Mario Maresca e descrive, anche con una ricca galleria fotografica, i cimeli, i documenti e i piccoli oggetti conservati.  Ogni museo è un punto d’arrivo di una ricerca, e il punto di partenza per tante altre: come un porto, da cui navi cariche di vele partivano verso orizzonti lontani.