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La tradizione artigianale italiana, quando unita alla moderna passione per i motori e la competizione, ha prodotto pagine leggendarie nella storia degli sport motoristici. In un’era industriale di produzione di massa, ritagliarsi degli spazi personali di creatività e ingegno era una esigenza quasi naturale per chi aveva la fantasia di un’idea e la capacità manuale di realizzarla.

Oggi un ragazzo chiuso in un garage che lavora su una vecchia moto per prepararla alle gare è un’immagine classica del mondo dei motori.

E le gare Supermoto hanno offerto spazio e soddisfazione a migliaia di appassionati che non si sarebbero accontentati di assistere come spettatori alle imprese di campioni di grandi case con immensi budget.

CHO era uno di quei ragazzi chiusi nei garage, che ne uscivano solo per andare a sgomitare su piste in località remote, tirandosi dietro le moto da corsa su carrelli sgangherati.

Ma quando alla passione e alla fantasia si sono aggiunti competenza ed esperienza, e le modifiche alle moto di serie sono state fatte con parti di prima qualità, a volte disegnate e realizzate ad hoc, il vecchio garage è diventato un laboratorio, e l’appassionato un professionista che realizza pezzi unici richiesti da mezza Europa.

E come sempre, quando i giganti diventano troppo grossi per essere alla portata della gente comune, nel sottobosco ha messo radici ed è cresciuta una nuova impresa, realizzata da una singola persona con le idee e la volontà di realizzare una cosa bella, una moto da corsa su misura per le proprie emozioni.

Il mito degli artigiani dei motori si ripete.

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