Non la solita sezione links, ma alcuni dei siti che preferisco, o che credo valga la pena visitare

I Maestri

 Mikhail Evstafiev

Autore di un romanzo sulle sue esperienze di volontario in Afghanistan, scultore, pittore, fotografo, ha scattato le foto che raccontano la storia della Bosnia, della Cecenia, della Russia. Le sue opere sono esposte in tutto il mondo, e raccontano drammi e sentimenti di persone diverse con la sensibilità di un artista.  Il suo stile, le sue foto, il racconto asciutto delle sue sensazioni, sono quelli di un ideale compagno di viaggio.

 Robert Capa

 Robert Capa

Quando un uomo diventa un’icona, si finisce per trascurare la caratteristica che l’ha reso grande: la sua umanità.

Nelle sue foto  della Guerra Civile in Spagna mostrò al mondo cosa l’aspettava, ma anche la sofferenza per la perdita della compagna. Fotografò la Napoli liberata delle Quattro Giornate, sbarcò ad Omaha Beach, viaggiò a Stalingrado con John Steinbeck. Innamorato della vita, fu amico di Hemingway e di Picasso, ebbe una storia con Ingrid Bergman, fondò a Parigi l’Agenzia Magnum, ma soprattutto fotografò le emozioni e le tragedie di persone in guerra: oggi troppe foto di troppe guerre sembrano immagini di videogame.

Lee Miller Lee Miller

Il sito con la storia e le straordinarie immagini di una delle testimoni del nostro tempo. Fu modella, fotografa, aprì il suo studio a Parigi quando era compagna di Man Ray, e divenne famosa per i suoi ritratti di amici come Picasso e i suoi arguti scatti surrealisti. Sposò un egiziano, e ritrasse il deserto d’Egitto con immagini che oggi vengono considerate capolavori. Fu inviata di guerra in Europa, descrisse l’avanzata alleata e la sconfitta tedesca.

Quando entrò con le truppe alleate nel bagno dai rubinetti d’oro di un palazzo del führer, fece la cosa più umana e femminile possibile: si spogliò, e fece un bagno.

Dopo la guerra non fotografò quasi più, e per anni soffrì per le conseguenze degli orrori che aveva testimoniato. Le sue foto furono rivalutate solo anni dopo la sua morte, grazie al lavoro di suo figlio, Antony Penrose.